Bisogna fidarsi di Libra, la criptovaluta di Facebook?


Libra

Dopo il lancio di Facebook della propria criptovaluta chiamata Libra, molti si stanno chiedendo se vale la pena fidarsi ed investirci sopra. Per chi non lo sapesse, Libra è un asset digitale progettato per funzionare come mezzo di scambio che utilizza la crittografia per proteggere le transazioni finanziarie, controllare la creazione di unità aggiuntive e verificare il trasferimento di risorse.

Alla stregua dei bitcoin? Non esattamente. Entrambe utilizzano la tecnologia blockchain, ma mentre il valore dei bitcoin oscilla spesso, Libra ha invece come obiettivo minore volatilità, in modo da permettere agli utenti di acquistare oggetti o inviare denaro a prezzi molto bassi. E’ gestita dell’Associazione Libra, la quale fornisce il valore reale del token e controllerà la blockchain.

I membri che compongono l’organizzazione pagano una quota d’ingresso di almeno 10 milioni di dollari, che offre loro diritto di voto nel consiglio direttivo e una quota di dividendi, proporzionale al loro investimento, ricavata dagli interessi sulla riserva di Libra in cui gli utenti pagano le loro valute fiat al momento dell’acquisto della criptovaluta. Tra gli attuali membri dell’Associazione Libra ci sono PayPal, Visa, Mastercard, cinque società di venture capitalist, Vodafone. L’associazione considererà anche le azienda disposte ad accettare Libra come forma di pagamento.

Come dovrebbe funzionare? Semplice: dollari, euro o sterline vengono scambiati in Libras al tasso di cambio prevalente. Se la criptovaluta acquista di valore, si possono restituire ottenendo l’equivalente in sterline, euro o dollari. Tutte le Libras disponibili rimangono in circolazione, sostenute dalle riserve in mano all’associazione. Diversamente da quanto succede coi bitcoin, Facebook non controlla Libra ma ha solo diritto di voto nel consiglio dell’Associazione. Considerando l’attuale poca affidabilità che gli utenti hanno nei confronti di Facebook, è stata un’idea più che accorta.

L’ambizione di Libra è direttamente proporzionale alla potenza di rete di Facebook: 2,2 miliardi di utenti che potrebbero utilizzare la criptovaluta come forma di pagamento per diverse cose oppure per inviare denaro dentro e oltre i confini nazionali. Insomma, l’idea di base è quella di una valuta di portata globale alla stregua del dollaro. Ecco perché i governi e le banche centrali hanno alzato il livello di allerta. Il giudizio è unanime: Libra non deve diventare mai una moneta sovrana.

Le preoccupazioni sono rivolte anche altrove: violazione della privacy, riciclaggio di denaro e finanziamenti a favore dei terroristi. Per questo motivo, molti stanno spingendo affinché vengano applicati più alti standard di regolamentazione.

Detto questo, una domanda sorge spontanea: una valuta globale controllata da un consorzio aziendale, può far sentire gli utenti a proprio agio? Dopo tutto, i presidenti delle banche centrali vengono democraticamente nominati. Ma chi ha eletto Zuckerberg & Co? Cosa ne ricava Facebook da tutto questo? Le risposte per adesso sono ignote.


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