Come difendersi dal prelievo forzoso


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Molti si chiedono cosa sia un prelievo forzoso. Anche se la parola potrebbe sembrare “estrema”, in realtà è una tassa che viene applicata una tantum e che va a colpire le giacenze su conti correnti e conti deposito. Se pensate che sia una novità, vi state sbagliando. Una cosa del genere è già avvenuta nel lontano 1992, esattamente nel periodo estivo. All’epoca, la grave crisi che colpì il Paese costrinse il governo Amato ad introdurre un prelievo coatto su conti correnti e libretti di risparmio.

Una vera e propria tassa patrimoniale, la cui entità era rapportata alle somme depositate sul conto. In seguito, venne introdotta l’imposta di bollo, la quale colpisce i conti correnti in modo molto lieve, nello specifico quelli che hanno somme ferme oltre i 5.000 euro.

Sicuramente molti di voi si staranno chiedendo se è possibile evitare il prelievo forzoso su proprio conto. Un evento poco probabile, ma non impossibile.

La cosa importante, nella fattispecie, ed evitare di confondere il prelievo forzoso dall’imposta patrimoniale. Sono due cose diverse, evitabile la prima ma non la seconda. Se, per qualsiasi motivo, il Governo volesse tassare il patrimonio in maniera estremamente aggressiva rispetto a quella attuale, anche il trasferimento degli investimenti all’estero non servirebbe a nulla: l’imposta verrebbe ugualmente applicata. Il motivo è presto detto: la dichiarazione degli investimenti detenuti all’estero nel quadro RW. Tramite esso, lo Stato italiano è a conoscenza dell’ammontare preciso del patrimonio di un cittadino italiano e, di conseguenza, soggetto a tassazione. Quindi, paradisi fiscali addio.

Un modo per difendersi dal prelievo forzoso c’è: limitare al minimo la quantità di denaro depositata su conto corrente o conto deposito. A fine 2019, Banca d’Italia ha stimato che ci sono circa 1.400 miliardi di euro in stato di immobilità sui conti. Una cifra veramente consistente, la quale garantirebbe un altrettanto consistente prelievo forzoso.

Esistono alternative alla liquidità depositata sul conto corrente e possibilmente soggetta al prelievo forzoso? Ci sono, ma non certamente i conti deposito, che comporterebbero il pagamento di un’imposta dello 0,20%. Stessa cosa per gli ETF (Exchange-traded fund) o i fondi monetari a breve termine, dove i bassi rendimenti non consentono il recupero dell’imposta pagata.

Ciò che bisogna fare è sfruttare a proprio vantaggio il prelievo forzoso, magari con un piano d’investimento che offra un buon rendimento che vada a compensare l’imposta dello 0,20% da pagare. Operando in questo modo, i soldi depositati sul conto corrente e opportunamente prelevati non saranno mai soggetti al prelievo forzoso. Inoltre, investendoli si potrà ottenere un rendimento capace non solo di “risarcire” l’imposta pagata, ma di garantire un reddito positivo.


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